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COP26: le promesse più importanti per il futuro del Pianeta

Tra entusiasti, assenti e contrari: gli obiettivi possibili emersi alla COP26 per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

1 - DEFORESTAZIONE. I leader di 100 Paesi, tra cui Cina e Brasile, hanno promesso di porre fine alla deforestazione entro il 2030 e hanno stanziato denaro (pubblico e privato) per ricostituire le foreste e sostenere gli indigeni che ci vivono. Il fatto che Cina e Brasile facciano parte dell'accordo fa pensare (male): da un lato abbiamo infatti il secondo maggiore compratore al mondo di prodotti derivati dalla deforestazione (come soia, legname e manzo), dall'altro un Paese che tra agosto 2020 e luglio 2021 ha perso oltre 10.000 km quadrati di foreste a causa delle politiche del suo leader, Jair Bolsonaro - che forse crede che da qui al 2030 non ci saranno più alberi da abbattere, e quindi potrà mantenere la parola data.

 2 - NET ZERO. Un'altra promessa fatta alla COP26 è quella dell'India, che ha dichiarato il suo impegno a raggiungere la neutralità nelle emissioni (net zero) entro il 2070. Un annuncio che ha stupito tutti, dal momento che fino a poche settimane fa il Paese dichiarava che l'obiettivo emissioni nette zero non sarebbe servito per fermare gli effetti dei cambiamenti climatici. La promessa è stata accolta con entusiasmo nonostante le tempistiche sembrino un po' in ritardo rispetto agli altri Paesi che hanno fissato al 2050 il limite per raggiungere la neutralità (Cina, Russia e Arabia Saudita a parte, che hanno indicato il 2060).L'India è terza per emissioni totali di gas serra: anche se considerare l’Europa come Stato non è geograficamente corretto, lo è guardando il numero di abitanti. © Ourworldindata

L'India è infatti il terzo Paese al mondo per emissioni totali e il quarto per emissioni di CO2 dopo Cina, Europa e USA: tuttavia non può essere paragonato ai Paesi industrializzati poiché, come sottolinea Ulka Kelkar (World Resources Institute), «regioni quali l'Europa o gli Stati Uniti hanno utilizzato i combustibili fossili per secoli per sviluppare le proprie industrie, e ora hanno quindi più risorse disponibili per affrancarsi da essi».

Insomma, quello dell'India sembra essere uno sforzo apprezzabile: oltre al net zero, il primo ministro Narendra Modi ha dichiarato che, nel 2030, metà della propria energia (secondo il Newscientist probabilmente solo elettrica, altrimenti sarebbe una missione impossibile) proverrà da fonti rinnovabili, e che sempre entro dieci anni l'India taglierà un milione di tonnellate di emissioni di CO2. Ora bisogna solamente cercare di conciliare le dichiarazioni verdi di Modi con il suo stesso progetto di aprire 55 nuove miniere di carbone...  

3 - RIDUZIONE METANO. Nell'ambito delle emissioni inquinanti, un altro impegno preso da oltre 100 Paesi è quello che vede la riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030, formalizzato nel Global Methane Pledge. Se con la deforestazione la firma del presidente Bolsonaro & CO destava qualche sospetto, qui è l'assenza a togliere ogni dubbio: i tre maggiori emettitori di metano al mondo (Cina, Russia e India) non hanno firmato.I tre maggiori emettitori di metano al mondo non hanno firmato il Global Methane Pledge. © OurWorldInData

A frenare l'adesione dell'India sarebbero stati i timori per le ripercussioni sull'economia del Paese, fortemente dipendente dal settore primario: l'agricoltura rappresenta infatti il 15% del PIL dello Stato, e dà lavoro a metà degli abitanti. Per molti Paesi questo è un obiettivo ancora troppo ambizioso: lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, che alla COP26 non si è parlato di emissioni dovute alle attività agricole, che da sole rappresentano un quarto delle emissioni globali.

4 - DECARBONIZZAZIONE. Per arrivare all'obiettivo "emissioni nette zero", oltre 40 Paesi si sono impegnati a smettere di utilizzare energia derivata dal carbone entro il 2030 (la scadenza è posticipata al 2040 per i Paesi in via di sviluppo). Anche in questo caso, però, fanno più rumore gli assenti dei presenti: Cina, India, Stati Uniti e Australia non figurano tra i firmatari e, considerando che la Cina da sola è la prima al mondo per numero di centrali a carbone costruite e in costruzione, i presupposti non fanno ben sperare. Quanto all'Australia... «continueremo a vendere carbone per decenni, lo abbiamo detto molto chiaramente», ha dichiarato all'emittente nazionale ABC il Ministro per le risorse Keith Pitt.

A sorpresa,  Stati Unici e Cina hanno preso alcuni impegni frutto, pare, di una trentina di incontri non pubblicizzati negli ultimi 10 mesi: è una dichiarazione di intenti che include impegni ad attuare politiche per contenere l'aumento della temperatura media globale e mitigare i cambiamenti climatici. 

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